"Un corpo che racconta il proprio stato d'animo. Un corpo angosciato, che soffoca imprigionato da un'involucro dal quale è difficile uscire. Un corpo che lotta, che si ribella, che si contorce per liberarsi da una condizione claustrofobia intensa. Un corpo che poi esplora uno spazio, ma in realtà si rende conto di trovarsi di nuovo dentro un luogo chiuso. Corpo che spinge contro il muro invisibile dello spazio che lo circoscrive. Corpo sofferente che si trova ingabbiato, e che una volta uscito si scontra nuovamente contro le pareti invisibili divenendo consapevole ce la libertà non esiste, era solo illusoria. Un corpo che diviene evento, attraverso i movimenti, della ricerca di una via di scampo, una via di scampo che però è inesistente. La performance vuole essere una riflessione in chiave metaforica sul concetto di libertà, attraverso una messa in scena coreografica".